8 dicembre

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Beata te che hai creduto

Carlo Carretto

 

…Non è facile credere!

Non è cosi, Maria?

Non è cosi anche per te?

Non c’è fatica più grande sulla terra della fatica di credere, sperare, amare: tu lo sai.

Aveva ragione tua cugina Elisabetta a dirti: «Beata te che hai creduto!»

Si, Maria, beata te che hai creduto.

Beata te che mi aiuti a credere, beata te che hai avuto la forza di accettare tutto il mistero della Natività e di avere avuto il coraggio di prestare il tuo corpo ad un simile avvenimento che non ha limiti nella sua grandiosità e nella sua inverosimile piccolezza.

Nell’incarnazione gli estremi si sono toccati e l’infinitamente lontano si è fatto l’infinitamente vicino, e l’infinitamente potente si è fatto l’infinitamente povero.

Maria, capisci cosa hai fatto?

Sei riuscita a star ferma sotto il peso di un mistero senza confini.

Sei riuscita a non tremare davanti alla luce dell’Eterno che cercava il tuo ventre come casa per riscaldarsi.

Sei riuscita a non morire di paura davanti al ghigno di Satana che ti diceva che era cosa impossibile che la trascendenza di Dio potesse incarnarsi nella sporcizia dell’umanità.

Che coraggio, Maria!

Solo la tua umiltà poteva aiutarti a sopportare simile urto di luce e di tenebra.

 

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