19 dicembre

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L’ALBERO DI NATALE

(di G. Gavino)

 

C’era una volta un piccolo albero di Natale che, quando parlava con mamma

albero di Natale e papà albero di Natale, non vedeva l’ora di poter mettersi

addosso le palline colorate, i festoni argentati e le lampadine. Sognava ogni notte

il suo momento, entrare nel salotto buono, gustarsi i sorrisi gli auguri in famiglia,

lasciarsi sfuggire una lacrima di resina dalla contentezza. E venne finalmente il

giorno del piccolo albero di Natale.

Venne scelto quasi per caso tra tanti amici alberi di Natale anche loro. Pensava:

“Adesso è venuto il mio momento, adesso sono diventato grande”. Il viaggio fu

lungo, incappucciato di stoffa bagnata per non perdere il verde luminoso dei rami

ancora giovani. Tornata la luce, il piccolo albero di Natale si trovò nella casa di

una famiglia povera. Niente palline, niente festoni, solo il suo verde scintillante

faceva la felicità dei bambini che lo stavano a guardare con gli occhi all’insù,

affascinati.

Era il loro primo albero di Natale. Subito fu deluso, sperava di poter dominare una

sala ricca di regali e di addobbi eleganti. Ma passarono i giorni e si abituò a quella

casa povera ma ricca di amore. Nessuno aveva l’ardire di toccarlo. Venne la sera

di natale e furono pochi i regali ai suoi piedi ma tanti i sorrisi di gioia dei bambini

che per giorni erano rimasti a guardarli sotto il suo sguardo severo per cercare di

indovinare che cosa ci fosse dentro.

Venne il pranzo di Natale, niente di speciale. Venne Capodanno, con un brindisi

discreto, ma auguri sinceri. E venne anche l’Epifania e il momento di andare via.

Questa volta non lo incappucciarono. Lo tolsero dal vaso, gli bagnarono le radici e

tutta la famiglia lo accompagnò verso il bosco. Era felice di ritornare con mamma

albero di Natale e papà albero di Natale. Passando per la strada vide tanti suoi

amici, ancora con le palline colorate e i fili d’oro e d’argento, che lo salutavano.

Ma c’era qualcosa di strano, erano tutti nei cassonetti della spazzatura, ricchi e

sventurati, piangevano anche loro resina, ma non per la contentezza. Chissà dove

sarebbero finiti!

Ora il piccolo albero di Natale è diventato un abete grande e possente, ha visto

tanti figli andare in vacanza per le feste. Qualcuno è ritornato, sano o con un

ramo spezzato. Lui guarda da lontano la città dove i bambini del suo Natale lo

hanno amato e rispettato. Perché è un albero di Natale, albero di Natale tutto

l’anno, perché Natale non vuol dire essere buoni e bravi solo il 25 dicembre,

perché Natale può essere ogni giorno. Basta volerlo…

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